Confession of a wifiaholic #14 [SciDeCom]: alla ricerca di una connessione (che non c’é) tra hamburger e café

Ecco l’ultima ricerca sul Wi-Fi realizzata dalle studentesse (sì, il tema del Wi-Fi è stato monopolizzato dalle ragazze) di Scienze della Comunicazione per il Laboratorio Pubblici connessi: percorsi etnografici nella cultura convergente.

Come nella precendente mini-etnografia, anche Giulia Vallese e Michela Pelle, hanno realizzato una breve osservazione partecipante in alcuni locali torinesi dotati di Wi-Fi pubblico.

La loro scelta è ricaduta su due locali di tipo differente: McDonald’s e Mood Café.

Per quanto riguarda McDonald’s la scelta di offrire una connessione libera ai consumatori, da un lato è in linea con la dimensione internazionale del franchise, dall’altro si inserisce in un tentativo di modificare l’immagine della famosa catena di j**k food per eliminare la parola fast e ri-contestualizzare l’hamburger in un ambiente che “accoglie, trattiene, diverte“.

McD_Wi_Fi.preview

 

Il mini-franchise torinese Mood Café si propone come café-libreria e, attraverso l’integrazione del Wi-Fi, vorrebbe forse aggiungere la dimensione multimediale a quella di salottino letterario. Tuttavia Giulia e Michela hanno rilevato la scarsa copertura della rete nel locale, e anche gli utenti di Foursquare ci danno opinioni non sempre positive sulla connessione.

Attraverso questa ricerca è stata rilevata dunque un’insoddisfazione per la copertura, da parte soprattutto di una turista che, non avendo la connessione in albergo, si era rifugiata al Mood alla ricerca di una rete pubblica. Forse abituata ad altri tipi di servizi offerti all’estero, ha dimostrato la sua insoddisfazione nel dover rincorrere la connessione per il locale.

Tuttavia credo sia ancora più importante la percezione degli stessi esercenti, che sembrano offrire un servizio di cui loro stessi non comprendono le potenzialità: le cameriere hanno infatti dimostrato di essere appena a conoscenza dell’opportunità di connessione, e quindi poco predisposte ad una sua promozione.

Da queste prime esplorazioni del Wi-Fi a Torino, emergono ancora due grandi lacune interdipendenti: quella tecnologia e quella culturale. E credo che sarà la seconda a spingere la prima. Allo stesso tempo ho però la sensazione che siano i turisti stranieri, più degli italiani, a percepire un’arretratezza nel nostro territorio. E così viviamo in un paradosso, in cui i primi locali a proporsi come convivio sono quelli del fast food per eccellenza o del caffé d’asporto.

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