Antropologia dell’immigrazione condominiale

Parlando con uno studioso di migrazioni ci troviamo a condividere l’idea che l’antropologia della globalizzazione possa studiare casi più vicini di quanto ci si aspetti. Ed è così che realizzo quanta alterità (conflittualità) alberghi nel mio condominio.

Mi son trasferita cinque anni fa in un caseggiato abitato principalmente da famiglie immigrate probabilmente da troppo tempo per ricordarsene. Per i primi tre anni son stata “quella della bicicletta” causa prima di rottura di portoni. Pare infatti che il mio arrivo sia stato identificato come unica variabile interveniente che ha trasformato portone=funzionante in portone=rotto in un caseggiato in cui tutto funzionava, prima di me.

Poi la mia estraneità è passata in secondo piano in seguito all’arrivo di flussi migratori ben più inquietanti. Giovani coppie con pargoli urlanti, cognomi dall’ardua pronuncia, appartamenti apparentemente in totale ristrutturazione.

E il panico sale.

Chi sono i nuovi vicini, che urlano, sporcano e rompono?

pregasiPulire

… e che soprattutto non si premurano di adeguare la propria presenza alle norme consolidate di pubblica decenza.

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2 risposte a “Antropologia dell’immigrazione condominiale

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