Abstract
Nella networked society è presente una tensione tra la Rete e l’Io e un crescente bisogno di identità collettive in cui riconoscersi [Castells 2000]. Se, da un lato, è evidente la tendenza ad aggregarsi attorno ad identità primarie, che spesso danno luogo a fenomeni di fondamentalismo e xenofobia, dall’altro emergono collettività ad identità debole la cui appartenenza è definita rispetto alla condivisione di consumi mediali e tecnologie. Ne sono un esempio sia le generazionali mediali, sia le culture di fan che esprimono il proprio bisogno di appartenenza dando vita a comunità di pratica. In entrambi i casi si tratta di costrutti complessi che emergono dall’interazione tra disponibilità tecnologiche, offerte culturali ed esigenze sociali in un particolare contesto locale.
L’approccio generazionale allo studio dei pubblici televisivi ha consentito di definire tre profili narrativi corrispondenti a differenti fasi della storia italiana [Aroldi 2003]. Attualmente stiamo vivendo un’ulteriore evoluzione che ha portato alla nascita di un sistema multitelevisivo [Scaglioni 2007]. Dall’interazione degli spettatori all’interno di tale ambiente emergono i pubblici connessi [boyd 2008]: spazi sociali in cui è possibile assistere a fenomeni di negoziazione identitaria tra differenti generazioni digitali.
Durante un’indagine etnografica sul fandom telefilmico nei pubblici connessi ho individuato tre culture digitali a cui è possibile associare i profili narrativi identificati nelle generazioni televisive. È romanzesca la subcultura trekker, che eredita lo spirito comunitario hacker e vede nella tecnologia uno strumento di miglioramento sociale. I geek, formatisi durante la diffusione del Web, hanno invece un profilo artificiale che apprezza la serialità complessa di produzioni come Lost. Infine il multifandom telefilmico, diffuso nei social media e composto principalmente da membri della Generazione Y e dagli attuali adolescenti, ha un carattere simulatorio. La pubblicazione di fanart, fanvid e fansub è infatti una messa in scena creativa da cui emergono comunità di pratica. Dopo aver ipotizzato tale discontinuità nella storia della Rete ho condotto interviste biografiche con i fan verificando strategie di differenziazione (più spesso in relazione alla cultura trekker) e di identificazione (rispetto all’identità geek) da parte dei membri della Generazione Y. I più giovani hanno invece meno consapevolezza delle culture con cui stanno negoziando la propria identità in Rete.
J.J. Abrams. Non Lost. Credo che l’agente mitogeno [cit: Lorenzo] di questi anni non sia un prodotto televisivo, ma un un produttore televisivo.
IL produttore televisivo nell’era della complexTv. Mentre nei 90s Aaron Spelling e Darren Star furoni I produttori televisivi della dramaTV (il primo per il teen target, il secondo per le chick), nei 00s non ci sono parimeriti. Prima e dopo JJ il nulla.
Ma da dove comincia JJ a seminare viralmente la sua genialità produttiva? Da Felicity. Un teen-drama. Certo: erano i 90s ed era l’epoca dei drama. JJ aveva 32 anni: epoca adeguata a ripensare alla propria adolescienza e a proiettarla in un paio di personaggi di un serial tv.
Nascono così Noel Crane [Scott Foley] e Sean Blumberg [Greg Grunberg, che compare nel pilota di lost come pilota morto in pochi secondi].
Noel, innanzitutto: ritratto di un geek ante-litteram -quando ancora si parlava di nerd- in posizione scomoda in un triangolo amoroso in cui Felicity sembra sia più comoda con Ben.
E poi Sean, inventore incompreso, che ha del nerdismo l’essere incompreso.
E questo naturalmente pertiene al drama.
Ma cosa c’è del genio JJ in Felicity?
Bhe:
l’uso degli strumenti di audio-video registrazione come tecnologie di confessione (il registratore a cui Felicity si confessa e le riprese video che cominciano a diventare sempre più assidue dalla terza stagione).
una puntata semi-sci-fi che gioca con il salto nel tempo, la follia, il bivio narrativo-esistenziale.
ma soprattutto: una puntata totalmente surreale ambientata nella scatola di Megan. Una scatola che compare dalle prime puntata e che rimane un indizio inesploso/inesplorato fino ad un salto nel tempo (gli anni 50 in b/n) e in un’altra dimensione (la scatola): da rivedere.
yesterday i’ve desided to start a new serie. it’s party of five. …and, did you ever imagine it? matthew fox 12 years ago. wo wo wow. and also, of course Neve Campbel and Scott Wolf (seen in Everwood).
when i read “hight-scool” in the plot i immediatly thing to a teen-drama. unfortunately Friday Night Lights it isn’t. the teen-dramas, like the fourteen-dramas (see: “Desperate Housewives”) have to be sleek like a vanity fair cover. Friday Night Lights isn’t sleek at all. and, above all, for half episode there isn’t anything else but a football match. booooring.
Saturday i saw “L’amico di famiglia”, the last Sorrentino movie. i’ve already saw him “Le conseguenze dell’amore” and “L’uomo in più”, so i knew that it will be anything but not muccino’s style. it make me feel something bitter and grieving in my belly. … if you like those feelling, you’ll like it.
Vanished seen after a long fast time. The protagonist died. DO you belive, you don’t, don’t care, he died. No more Gale Harold. Vanished him to. Supersede by his college friend. How possible?!?! however…i belive in the resurection.
in questo taccuino digitale sono lanciati pensieri e visioni sul mondo della comunicazione. si prega la gentile clientela di inviare al mittente opinioni contrarie/controverse.
il lieto fine previsto è la ri-animata discussione.
[English Version]
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Non rettificherò mai nulla, perchè niente di ciò che scrivo pretende di essere Verità. (O forse no).