Archivio per la categoria ‘Cinema’

Sex and the … parody

Maggio 30, 2008

Tempi di rivisitazioni ironiche, autoparodiche. Quale altro mood, se non la parodia, poteva dunque far rivivere il primo chick dramedy in versione feature film? Non si fa nemmeno in tempo ad andare oltre la sigla per assistere alla prima rivisitazione: ed ecco che il jingle per sette anni invariato stoppa per lasciare il posto ad altra canzone. E il sound è proprio un altro. Dal dramedy del tv serial, si passa al dramedy-edy-edy. La bilancia punta alla commedia, spinta fino all’esasperazione farsesca. Che non sostituisce, ma aggiunge sapore agli altri mood e temi del serial.
Dunque:
Amicizia: always on. always as always. Le amiche come nuova famiglia.
Matrimonio: prospettato nel bel mezzo del gelido lungometraggio. Per poi culminare rivisto nel lieto fine.
Sesso: sex-samanta passa all’astinenza e si inghiotte la candelina dei 50 anni.
Feticismi modaioli: ormai gli ultimi desideri che fanno trattenere il respiro.
Ed infatti, l’unico momento in cui la sala si lascia sfuggire un oh stupito è all’inquadratura del guardaroba strafashion.
Per tutto il resto, anche i momenti più drama, sono sonorizzati da risate dalla prima all’ultima fila.
Persino durante il tragico: “lasciata davanti all’altare bibliotecario” nessun patema per la Carrie mollata.
Gli occhi ridono l’esasperazione di una bride troppo ostinata.
[Sex and the City. Torino: Cinema Arlecchino, Ore 20.00., 30 Maggio 2008]

progetto Gomorra

Maggio 21, 2008

Roberto Saviano ha ideato e prodotto uno dei più interessanti ed importanti “progetti d’informazione” degli ultimi anni [come mi ha ricordato Marco_giornalistaATempoPerso]. Nel seguito mi riferirò a questo ideale - nel senso che dovrebbe diventare l’ideale modallo dell’AltroGiornalismo italiano - prodotto come “progetto Gomorra”.

Quanto segue è la mia parziale/semplicata/insufficiente visione della conistoria di “progetto Gomorra”. Con l’obiettivo di comprendere le fasi del processo che ha reso fatto conoscere alle masse un fenomeno pubblicamente sommerso e istituzionalmente semplificato.

[Genesi: il bisogno di rendere pubblico il fenomeno]
[1979]
Saviano nasce a Napoli.
Nella società napoletana è radicata la Camorra.
La Camorra non è solo un’organizzazione criminale, ma una SubCultura che, radicata nella Cultura della Città/Napoli e del Paese/Italia, diventa IperCultura.
Il Paese Italia ha una visione semplicistica e stereotipata del fenomeno Camorra.
Saviano intuisce la complessità del fenomeno Camorra.
Saviano vuole che il Paese Italia comprenda la complessità della cultura camorrista e la sua influenza nella Società/Italia.

[Metodo: per conoscere il fenomeno]
Saviano si infiltra nella SubCultura per conoscerla a fondo.
Saviano diventa etnografo del fenomeno Camorra.

[Comunicazione: dalla nicchia dei blog, alla massa del film]
Saviano dà vita al “progetto Gomorra” per comunicare all’Italia ciò che ha visto, compreso e appreso sul fenomeno Camorra.

[2003 - 2004]
Saviano rende pubbliche le sue ricerche attraverso il blog Nazione Indiana e le riviste PULP e SUD.

[2006]
Pubblicazione di “Gomorra” [Milano:Mondadori, 2006], con in copertina Knives di Andy Warhol.
Il progetto Gomorra diventa fenomeni di massa: tutti sanno chi è Saviano. Applausi e ammirazione.

Copertina di Gomorra

[2008]
Gomorra [il libro], dopo due anni è ancora nelle Top Ten.
Esce nelle sale il film “Gomorra” [di Matteo Garrone, con Toni Servillo e tanti attori non professionisti. Fandango]

Dove l’ho già visto I: Peter Dinklage

Maggio 17, 2008

Quegli attori di cui nessuno sa il nome.
Ma che…: “Dove l’ho già visto?”.
Peter Dinkladge entra nello schermo attraverso le porte low budget del cinema indipendente [Si gira a Manhattan aka Living in Oblivion, 1995]

passando per Hollywood, arriva anche alla produzione tv: dove è il baby-sitter/ amante della moglie di Sean McNamara.
Nip/Tuck

Ora, tra le altre cose, riappare in Penelope.

Banalmente a forma di ♥

Maggio 17, 2008

Una tema favoloso, vecchio come le favole.
L’accetazione di sè, per come si è.
Contro tutti quelli che vogliono cambiarti.
Fino a quando si urla, vestite da sposa:
“I like myself the way I’m.”
La decisione di seguire solo il proprio ♥.
Banalità…:
:…ma a volte, decidere di seguire le banalità…
:…non è così banale.

Chirstina Ricci

[Penelope, 2008. Con Christina Ricci]

[s]pose: tra 27 volte in bianco e The Bride

Maggio 17, 2008

chick movie= genere cinematografico per “pollastrelle”.
Caratteristiche del genere
Protagonista: donna tra i 25 e i 40 anni.
Evento scatenante: tutte attorno a lei si spostano, ma lei no.
Oggetto del desiderio: sposarsi.
Finale: si sposa.
Un classico: spose in posa [statica] di fronte alla macchina da presa dei produttori d’hollywood.
27 Dresses Poster
Poi vedi un film, che ha come protagonista una sposa, che non si sposa.
E pensi che il Girl Power è tornato.
Un’innovazione: spose indisposte di fronte alla rappresentazione hollywoodiana delle chick del qui ed ora.

La metafora del coniglio

Maggio 15, 2008

Metafora del coniglio nella popcultura (elenco in corso di destrutturazione):

White Rabbit in Alice nel paese della meraviglie di Lewis Carroll

Bianconiglio in Alice nel paese della meraviglie

Bianconiglio in The Matrix (cita Alice, esplicitamente e ripetutamente)

White Rabbit - Jefferson Airplane

coniglio in Donnie Darko (2001).

Un loft grande un mondo, un’Interview lunga un film

Maggio 7, 2008

Interview è un racconto intimista. Un dialogo lungo un film che, partendo dal pretesto di un’intervista, mette a nudo due vite rinchiudendole in un appartamento di New York. Le vite di Pierre, un giornalista politico interpretato da Steve Buscemi (anche regista) e di Katya, un’attrice di soap opera, una starlette, incarnata da Sienna Miller. Due volti che diventano, nel corso del film, le due facce del sistema dei media: il giornalista è “l’informazione”, che si occupa delle faccende serie di politica e la starlette è “l’intrattenimento”, che si diletta con le facezie romantiche dei personaggi di una soap. Due forme di comunicazione che, barricate in un loft, sovrappongono le proprie voci: Pierre, impegnato in una telefonata a Washington, è disturbato dalla starlette che ascolta se stessa recitare in tv. Due volumi mediali che si pongono in conflitto fin dall’inizio del film, quando lei arriva in ritardo al ristorante in cui hanno appuntamento per un’intervista. Il ritardo è inconsciamente studiato per destare attenzione e invocare attrazione. Ma il tentativo fallisce, perché il giornalista è indifferente, non si fa attrarre, pensa alle “cose importanti”. Il conflitto nasce dal fatto che la starlette si sente “cosa importante” e lo dimostra concludendo l’intervista e autografando un iPod.

Il dialogo, dal tavolo pubblico di un ristorante, si sposta quindi in un loft e diventa più intimo. Dallo scontro i personaggi passano alle domande, suscitate dalla sfida di scoprire l’altro e mascherare se stessi. Domande bizzarre (“Do you like Fish Net Stockings, Pierre?” “Ti piacciono le calze a rete, Pierre?”) o banali (“Are you good at seducing man?) che portano a risposte rivelatorie. Alla domanda: “What makes a man attractive?” (“Cosa rende un uomo attraente?”), Katya risponde: “Scarf” (“Le cicatrici”). Cicatrici che nel proseguire entrambi vantano di avere, fingono di nascondere, giocano a scoprire. In quel loft Pierre e Katya tentano anche di scoparsi, ma non succede, perché lui non scopa le celebrity (”I don’t fuck celebrities”) e lei non scopa i signor nessuno (”I don’t fuck nobodies”).

L’intervista prosegue fino ad un divertito finale. Un finale che gioca a insinuare dubbi sul rapporto tra il volto pubblico, che si può trovare su Internet (“You can google me”, “Puoi cercarmi su Google”) e il volto privato, tra l’immagine mostrata ad una videocamere e i pensieri impressi in un diario. Un film non scontato che vale la pena di essere visto anche solo per la Miller che ci viene presentata un poco sfatta eppure attraentissima. Una Miller che, come in Alfie di Carles Shyer (2004) e in Factory Girl di George Hickenlooper (2006), si cimenta nella costruzione di un personaggio sempre in bilico tra l’ascesa e la disfatta. Sienna Miller, nei suoi film, si cala nel ruolo della starlette che prima dell’arrivo del giorno è già sulla via del tramonto. Una parte che le attrici della sua generazione interpretano molto spesso anche nel quotidiano, come viene narrato dalla cronaca giornalistica, dai media dediti all’informazione.

Interview costruisce dunque un discorso sul rapporto e lo scontro tra informazione ed intrattenimento usando due volti e due sguardi. I volti sono quelli dei due attori, che interpretano anche in parte se stessi: la Miller che, da attrice, si occupa di intrattenimento e Buscemi che, da regista indi, si occupa di “cose importanti”. I due sguardi invece sono quelli della macchina da presa che il regista Buscemi dirige sul set e della videocamera che i personaggi usano per intervistarsi. Interview è dunque un vortice di punti di vista, che si presenta come un film intimista, una storia privata. Ma è un intimismo che viene fatto esplodere fino a coinvolgere lo spettatore in un discorso che parla dell’oggi e di come l’informazione - in cerca di verità - e l’intrattenimento - in cerca di finzione - giochino, da dietro le quinte, a invertirsi le parti.

Interview [USA, 2007] di Steve Buscemi, con Steve Buscemi e Sienna Miller.

La moustache

Dicembre 6, 2006

intereastin really, one of that movie without a rational plot.
good, good, good
and also Emmanuelle Devos is really goog

Land of plenty

Dicembre 6, 2006

i don’t really love wim wenders, too european style..
but this movie is quite itneresting also if really really slow
and what about Michelle Williams? she seems a reall actress. wow

Failure to Lauch

Dicembre 6, 2006

in the world of stupid romantic commedy.. well.. it isn’t so bad