rules of e-ng@gement

Giugno 27, 2009 by agnesevellar

Oggi mi sento collusa.
Ieri ero invece collisa.
Domani sarò collega ta col sistema di santi aka celebrità.

Dopo averti incontrato al meetic
t’ho pure linkato nel blogroll
e con questo volevo mostrarti il mio l♥ve con sincerità.

Ieri mi hai accettata.
Oggi perfino raccomandata.
Domani di followerò nel regno domato della webrealtà.

Pensiamoci ma non troppo spesso.
L’importante è marcare il possesso.
Pubblicare il lagame diventa commitment d’esclusività.

Prima di lanciarci in un pubblico amplesso,
ricorda di limitare l’accesso
alle persone che si son guadagnate la trust accordata per serietà.

Dalla nostra lite nel GdR
ho spesso di FBamarti
adesso puoi anche tradirmi con il fake profile di una pornostar.

Per favore, stalkeramy on-line (e non mordermi on-bike)

Giugno 11, 2009 by agnesevellar

Oggi sono stata stolkerata. Eppure le probabilità erano poche. Sono stata pochi minuti on-line, e mi sono spostata solo in strade affollate alla luce del sole.
Naturalmente anche questa volta è stata colpa di un nuovissimo mezzo di comunicazione. Non ha ancora raggiuntao una massa critica, ma, complice la crisi economica mondiale, penso che la bici diventerà presto un culto adolescenziale.

In ogni caso è proprio in quello spazio socio-tecnico che emerge dall’interazione del mio biciclo con i casuali passanti, che ho subito, da che sono adolescente, i più indesiderati corteggiamenti. Sarà che ho frequentato poco le discoteche, sarà che la velocità della vettura non consente all’osservatore di mettere a fuoco la mia figura, fattostà che solo on-bike le persone ci provano pesante con la presente scrivente.

In realtà anche il mio avatar di Netlog ha ricevuto ossessivi apprezzamenti, ma, non so perchè, la cosa mi tocca assai di meno.

Sarà perchè la figura appesa al mio profilo è l’immagine sfuocata di una celebrity hollywoodiana.

Sarà perchè le mail inopportune finiscono in un bidone.

Sarà perchè dall’on-line stolkeratore mi posso sbarazzare con un bottone.

Mentre per fare scomparire gli stalker in bicicletta devo passare tre quarti d’ora in biblioteca. Nella speranza che, una volta uscita, lui si sia già trovato un’altra meta.

Questo non per dire che l’on-line sia un posto sicuro, ma per sottolineare che non si può switchare off dal mondo. E stando on qualche stalkeratore prima o poi si incontra. Certo, se ci si mette però pure quel musicista invertito, a fomentare l’immaginario del passante poco inibito…

(Si sa, i mali del mondo sono colpa o dei nuovi mezzi di comunicazione o della musica rock)

Per favore stalkeramy on-line

Per favore stalkeramy on-line

Fandom: The First Generation

Maggio 17, 2009 by agnesevellar

Fan club e costuming al TFF 2009 – Cinema Apollo, Milano

Nella cultura convergente il fandom sta emergendo all’attenzione di un pubblico di massa.  Anche in Italia il fandom telefilmico raccoglie proseliti e coinvolge gruppi amatoriali di esperti che danno vita a comunità di pratica dedite alla diffusione della propria passione attraverso molteplici canali (blog, forum, wiki, gruppi nei Social Network).

Tuttavia il fandom telefilmico non è un fenomeno nato con il web. Al contrario fin dagli anni Ottanta in Italia sono sorti gruppi di cultori del genere fantascientifico e, in particolare, della serie Star Trek.

Il mio primo incontro ravvicinato del “terzo tipo” avviene durante il Telefilm Festival 2009.  Tra le sale del cinema Apollo infatti mi pare di riconoscere tre tipi diversi di fan. Il semplice spettatore appassionato che approfitta della rassegna per vedere le anteprime delle serie che saranno (o meno) trasmesse dai canali nazionali, i gruppi amatoriali di esperti per  i quali il TFF è anche occasioni d’incontro tra amici mediali. E infine i fan club che, a differenza dei fan group, sono riconosciuti istituzionalmente come associazioni culturali finalizzate alla diffusione del proprio telefilm di culto in Italia. Tra questi è possibile citare lo storico STIC, il Club Ufficiale di Star Trek in Italia, e il più recente Battlestar Galactica Italian Club.

A caratterizzare questo tipo di fandom è la pratica del cosplaying, ovvero la creazione di costumi simili a quelli indossati dai personaggi dei telefilm che vengono indossati durante manifestazioni o raduni. Così anche durante il TFF è possibile vedere fan vestiti con la divisa Blue Duty della nuova serie di Battlestar Galactica.

Membri del BSGIC al Telefilm Festival 2009 - Cinema Apollo, Milano

Nonostante la mia cultura fantascientifica si fermi al primo tempo di E.T., decido di tentare l’incontro con questo “terzo tipo” e il risultato è un’interressante conversazione proprio relativa alla pratica del cosplaying rispetto alla quale il dibattito, tra i fan, è ancora aperto. In molti infatti sostengono che il termine cosplaying debba essere riferito esclusivamente al fandom legato ai prodotti mediali asiatici, mentre i fan di telefilm fanno, più propriamente, costuming.  Inoltre a distinguere il cosplaying dal costuming sembra essere la maggiore propensione, da parte dei primi, alla dimensione ludica e al gioco di ruolo. Mentre il costuming pare più legato ad un bisogno di riconoscimento subculturale. Sembra. Pare. Perchè per ora, a quanto ne so, il dibattito è ancora aperto anche all’interno delle stesse culture di fan.

Naturalmente le attività dei fan club non si limitano al costuming ma,  come mi spiega il presidente del BSGIC, consistono anche nel

“redigere una rivista interna,  ideare giochi di intrattenimento tra soci,  incontrare chi è appassionato come te per passare piacevoli momenti di relax assieme e incontrare gli attori della serie. Perché incontrare loro è un po’ come incontrare i tuoi personaggi preferiti e conoscerli meglio. In effetti chi, più dell’attore che lo interpreta, conosce meglio quel personaggio?”

Nelle parole dei membri del BSGIC riconosco inoltre molti termini in comune con il fandom telefilmico che mi è più noto, quello nato in rete: da “il piacere di condividere” alla “passione” per il proprio telefilm di culto. Tuttavia la differenza di questa prima generazione di fan sembra essere la peculiarità della fantascienza in quanto genere di nicchia, la cui passione risulta difficilmente condivisibile se non all’interno di una subcultura di appassionati. Conclude infatti il presidente del BSGIC sottolieando che

“I telefilm di fantascienza sono prodotti di nicchia che piacciono a poca gente. Quindi per poterne parlare ci si deve riunire, si deve cercare, ci si deve organizzare. Ecco che nascono i Fan Club.”

Mi rimane, a questo punto, solo un dubbio. Sarà sempre così? O anche la serialità fantascientifica si evolverà in funzione di un pubblico più ampio? Guardando il pilota di Caprica (lo spin-off che funge da prequel a Battlestar Galactica) sembrerebbe proprio tagliato su misura per quei nativi del mondo digitale, di quel mondo che si immaginava nelle fiction come un futuro non troppo lontano, che ora si fa presente. Ma questa è un’altra storia e un’altra fantascienza. Forse un’altra generazione fantascientifica.

La generazione di Caprica: Its Happening

La generazione di Caprica: It's Happening

akame è fan del fandom. Diventa fan.

Maggio 17, 2009 by agnesevellar

Il fandom ai tempi dei social network.

Sono stati fanatici. Si sono riabilitati come appassionati. Sono stati cooptati come gruppi di brand. Ed ora i social network stanno rivelando la natura fanatica di ognuno di noi. Volenti o nolenti.
Nolente è stato Friendster, uno dei primi SNS a diffondersi negli Stati Uniti e in cui sono emersi i primi Fakester: profili creati dai fan per aggregare appassionati attorno al proprio culto. Quest’uso non previsto del servizio però non è piaciuto ai suoi creatori che hanno così fatto strage di Fakester, eliminando i profili di dubbia autenticità. Così i fan, soprattuto di band musicali, sono migrati in MySpace, decretandone il successo (almeno negli Stati Uniti) [boyd 2008]. In ultimo arriva Facebook che istituzionalizza i gruppi di fan attraverso i “Gruppi”. Ci sono anche le “Pagine”, ma quella è un’altra cosa. Perchè per creare una pagina è necessario “certificare di avere la qualifica di rappresentante ufficiale di questo marchio o di persona autorizzata a creare una pagina Facebook con questo oggetto.”

Tuttavia, se vi sono pochi dubbi che il Personaggio pubblico “Gianluca Neri” possa legittimamente creare una pagina di se stesso, viene da chiedersi chi rappresenti il “Joker”, “Atreiu” o addirittura l’emoticon “xD”. Ma soprattutto mi domando: a chi è necessario chiedere l’autorizzazione per diventare il rappresentante ufficiale del “Pancarrè con la nutella” o  “La punta di cioccolato del Cornetto Algida”?

Un caso di plagio certo l’ho però individuato, perché sono abbastanza sicura che la moda: “IL PIGIAMA TUTTA LA DOMENICA!” è stata inventata da me. Ho deciso di non fare causa all’illegittimo creatore solo perchè non ho alcuna documentazione che attesti la mia maternità di tale culto.

L’amore ai tempi del[la] col[l]era

Aprile 28, 2009 by agnesevellar

ovvero ossi[a]mori contemporanei

L’anglofilia spiegata ai pulcini

Aprile 24, 2009 by agnesevellar

Essere filo non è necessariamente tutto rose e amori. Lo sanno bene i pulcini che crescono nella speranza di diventare galli, e poi si ritrovano capponi. Tutto dipende dal primo essere animato sui cui si getta lo sguardo nell’età formativa. Se un pulcino lo getta su un pollo, s’immagina con la cresta. Se un adolescente lo getta su un beatnick, s’immagina on the road.
Così è nata, a quanto mi pare di ricordare, la mia anglofilia. Alla ricerca di modelli culturali m’imbatto nel libertinaggio letterario dell’america degli anni Cinquanta mediato da quella casta libertina della Nanda. Che tuttavia decido di bypassare. E allora comincio a emanciparmi dalle traduzioni culturali e mi do alla lingua originale. Fino a quando realizzo che il testo a fronte è comunque la migliore soluzione.
A traghettarmi dalla pagina letteraria alla celluloide sarà proprio la passione per l’immaginario statunitense, che dall’on the road si stabilizza nella metropoli newyorkese. Da Woody Allen a Carrie Bradshaw il volo è meno pindarico di quanto possa apparire. E frequentando il Sex nella City si rischia di imbattersi in cattive compagnie, da Felicity a Gossip Girl.
Sono quindi trascorsi dieci anni e di strada (più che altro immaginata) ne ha fatta la bimba con le sue scarpine Chicco.
Dove c’è un bambino. C’è un modello culturale. E il mio è sempre stato tutto a stelle e strisce. Dalle controculture letterarie al più commercile dei chick flick: mi era sufficiente sentire l’accento americano e io portavo a casa.
Mi sono per questo sempre considerata una spettatrice aperta alle differenze di genere, forma e colore. Basta che non abbia quel fastidioso accento british. Basta che non sia fastidiosamente lento come quelle produzioni orientali. Basta che non sia pericolosamente sudato come tutto ciò che è troppo meridionale, seppur americano. Basta che non sia fantascienze che mi pare alquanto irrealistica. Basta che non sia animazione che, no, vabbè, di quella non parliamo proprio.
Insomma, la filia per l’anglo e il realismo seriale mi ha trasformato in una tuttoilrestofoba.
Fin quando mi è stato fatto notare che, per non diventare capponi (in questo caso la castrazione si intende riferita alla componente culturale, più che fisica), i pulcini devono prendere il volo. Che spesso è meno pindalico di quanto si creda. E allora spinta dal teen sono convolata al brit di Skins. Con un balzo da Felicity sono atterrata sul sci-fi-spy di Alias.
E allora ho scoperto che la fantascienza non ha esaurito le sue potenzialità creative con Gibson (mi annoia, lo ammetto). E allora ho scoperto che la british non è solo renaissance .
Non che adesso mi senta un’aquila dei voli transmediali, ma almeno un poco più galla che polla.

Donne (ben) oltre l’orlo di una crisi di nervi

Aprile 16, 2009 by agnesevellar

Oltre la crisi di nervi, ecco comparire la crisi d’identità.
Dopo essere state oggetto dello sguardo maschile in un secolo di cinematografia classica [Mulvey 1975]. Dopo aver ostentato parità di potere (da Working Girl a Legally Blonde), desiderio (Sex and The City) e forza bruta (Buffy l’Ammazzavampiri, Lara Croft) nel più recente immaginario cine-televisivo [Ferriss 2008].
Dopo la sottomissione, dopo la ribellione e dopo la conquista…
…c’è l’orlo di una crisi.
Oltre la quale non c’è più nulla a cui sottostare e nulla contro cui combattere. E allora, alla domanda Who Am I? la risposta non può essere che: That’s the only secret I’ll never tell. E baci e abbracci a tutti.
Ma il motivo per cui la risposta è ambigua, risiede nella domanda. Domanda alla quale, nel contesto attuale, sembra che non siano in grado di rispondere in molti (non solo i deboli soggetti femminili) . Così l’immaginario cine-televisivo si adegua.
Nella stagione 2009 sugli schermi statunitensi è stata infatti trasmessa la prima stagione di due serie televisive, che, nonostante il genere differente, sembrano rappresentare la crisi d’identità che caratterizza la società tardo moderna.
Attraverso l’immaginario fantascientifico o con il tono del dramedy, Dollhouse e United States of Tara mettono infatti in scena la donna che, ben oltre la crisi di nervi, è alla disperata ricerca di un’identità.

Dollhouse

Photobucket

Nascosti dietro la metafora del mutante e l’iperbole del Dissociative identity disorder (DID) i personaggi si domandano: chi sono?
Chi sono se i miei ricordi possono essere cancellati e liberamente riprogrammati a uso e consumo di un’associazione con scopi di lucro?
Chi sono se, a mia insaputa, delle Altre me riescono a prendere il possesso del mio corpo?
Sono una Doll.
Una bambola che abita in un futuristico laboratorio e che vive ogni giorno la vita di una nuova persona a sua volta amalgama di personalità diferente.
Una bambola da cui riaffiorano i ricordi di un’identità perduta a cui aggrapparsi come ad un caso da risolvere.
Sono una Tara aka T aka Alice aka Buck aka Gimme.
Sono una persona disturbata dal fatto di non avere il controllo su cosa può succedere tra un lavoro ed un altro.
sono una persona che ogni mattina, dalla sua camera da letto, parla alla camera da presa e si interroga sul perchè.
Sono qualcosa di più complesso, mutevole e difficilmente classificabile rispetto a quanto desideri maschili e critica femminista abbiano fin’ora rappresentato.
Sono qualcosa di più quotidiano e corporale di quanto disquisizioni teoriche sulle performatività multigenere e virtuale abbiano prospettato.
Ma questa è solo l’opinione di una delle mie me aka me aka T.

Back to the Future in the Internet Time

Marzo 31, 2009 by agnesevellar

Il tempo senza tempo è stato teorizzato da Castells. E commercializzato dalla Swatch:  l’Internet Time è un sistema decimale di misurazione del tempo che prescinde dai fusi orari.
L’Internet Time prescinde dalla centralità Greenwitchiana (sostituita dalla sede della Swatch) e si struttura nello spazio dei flussi di Internet. Consente agli internauti che abitano in differenti fusi orari di darsi appuntamento in chat senza esplicitare il noioso: 10.00 da te o da me?
Tuttavia,
- nonostante il fatto che potrebbe essere effettivamente comodo;
- al di là del fatto che è piuttosto affascinante sapere che in questo momento sono le @810.beats (e che lo sono sotto la mole così come sopra il ponte di Brookling);
gli abitanti della rete non sembrano aver fatto questo salto nel futuro verso una nuova cancezione temporale.
Probabilmente perchè, nella quotidianità di ogni internauta, persiste un radicamento nella dimensione locale del contesto linguistico e temporale nazionale.
Ne sono un esempio le pratiche di ri-sincronizzazione dei palinsesti messe in atto nei pubblici connessi italiani.
I pubblici connessi hanno a disposizione pressochè infiniti database dove convivono in un eterno presente:
(i) il recentissimo (l’ultima puntata della sit-com di punta della CSB in onda ieri sera negli Stati Uniti),
(ii) l’archeologia (dei vari archivi e teche) e
(iii) il futuro (i preair strategicamente disseminati nelle reti p2p). Tuttavia i pubblici italiani non si accontentano di salire sulla propria DeLorean in formato client per vedersi pillole della prima trasmissione tv di un giovane Mike. Perchè, nonostante le potenzialità del cinema formato DB (on demand e personalizzabile), i contenuti mediali continuano ad essere agenti di strutturazione del tempo sociale e di creazione di comunità immaginate.
Anche tra i più connessi infatti permane la logica dell’appuntamento dei programmi della televisione nazionale. Nonostante Sanremo sia il peggio del trash e nonostante Amici non sia più quello di una volta (nostalgia di un fenomeno recentissimo), continua ad esserci attesa degli eventi che accomunano la comunità immaginata nazionalpopolare. Si discutono le puntate nei forum in attesa della finale, si prevedono e premeditano i vincitori, si organizzano serate in chat per commentare in tempo reale (o anche in anticipo se ci sono infiltrati negli studi) i vincitori.

La cosmetica del (my own worst) nemico

Marzo 27, 2009 by agnesevellar

M’auto-ri-medio come mi pare
nel reale del digitale.

Messo a fuoco il punto di vista

mi nascono dietro lenti di scorta.

Deframmentata da nuove pagelle,
mi destrutturo in sotto cartelle.

Inciampata in strict-uzioni,
mi markuppo in impaginazioni.

Contagiata da un globale malanno,
mi posterizzo coi colori dell’anno.


Smarmellata da luci di scena,
mi spiattello su una copertina.

E per finire
m’inabisso nel concetto
di essere ciò che ho detto.

emoglobina: il senso della svista

Febbraio 27, 2009 by agnesevellar

1.0 up load data

zero zero emo globina
è una bambina messa in vetrina
ha la pelle color marzapane
e si trucca con il catrame

toc toc? toc toc? toc toc?
no, nessuno bussa alla USB porta
glob … glob … glob …
yes, il mondo gira la testa

ommm ommm ommm
un cut ed è up.
emmm emmm emmm
un down ed è cut.

omo emo amo
up down cut
omo down
cut up
amo emo
up amo
cut emo
down omo
bonomo?

resynchata con l’internet time
marmorizzata dall’etnomashup
glocalizzata nel context aware
downgradata dalla NeXt Jobs.

blow.
up.
smash.
in.
hip.
hop.
back.
slash.
where.
do.
you go.
when all.
is black.
i think.
that me.
is just a C.

copy.
left.
paste.
past.
right.
future.
now.
omo.
next.
emo.
amo.
momo.

2.0 down gre dita

uomini fumo
fumi di crono
ganci di rame
fame da cane

rivestiti cretina!
la balena è spiaggiata
la spiaggia è in cancrena
la mora è avvelenata.

copia e pasta!
la speranza è balenata
la carne è bastata.
la mano è tagliata.

il senso della vista
da questo punto
è messo in mostra
con reply o posta.

la vista del senso
da questo pasto
è mesto appunto
con pasta e rasta.

zero zero emo globina
è una poltrona scappata in cucina
ha la testa piena di fame
e si pettina con il fogliame.

temporizzata con il resynch
mashuppata con il reply
awarnessissima del global villaggio
mobbata della next generation.

tic. tic. tic.
OK, NettunO ha messo la carta
eh eh eh eh eh eh
piccina, ti serve la scorta?

scarta la carta.
incarta la sporta.
porta la sarta
vestila corta.

who is who
aka chi
chi è mo
emo.
no.
c.
si.
k.
chi.
me.
i.
aka.
t.
me,
mais
………………….. oui.

shut up
AND
OR
speak loud but
IF
NOT
ELSE
just you
coul see
me.
mais
………………….. oui.