ricreare Andy Warhol

Maggio 16, 2008 by agnesevellar

Andy Warhol ha detto tutto quello che c’è di importante da dire sulla comunicazione di oggi.
Andy Warhol ha fatto tutto quello che si poteva fare di importante nella comunicazione già ieri.
Ci resta solo l’esempio (prendere esempio dai suoi progetti trasmediali).
Ci resta solo la citazione (delle sue parole).

l’origine della mitogenia di j.j.

Maggio 16, 2008 by agnesevellar

J.J. Abrams. Non Lost. Credo che l’agente mitogeno [cit: Lorenzo] di questi anni non sia un prodotto televisivo, ma un un produttore televisivo.
IL produttore televisivo nell’era della complexTv. Mentre nei 90s Aaron Spelling e Darren Star furoni I produttori televisivi della dramaTV (il primo per il teen target, il secondo per le chick), nei 00s non ci sono parimeriti. Prima e dopo JJ il nulla.
Ma da dove comincia JJ a seminare viralmente la sua genialità produttiva? Da Felicity. Un teen-drama. Certo: erano i 90s ed era l’epoca dei drama. JJ aveva 32 anni: epoca adeguata a ripensare alla propria adolescienza e a proiettarla in un paio di personaggi di un serial tv.

Card

Nascono così Noel Crane [Scott Foley] e Sean Blumberg [Greg Grunberg, che compare nel pilota di lost come pilota morto in pochi secondi].
Noel, innanzitutto: ritratto di un geek ante-litteram -quando ancora si parlava di nerd- in posizione scomoda in un triangolo amoroso in cui Felicity sembra sia più comoda con Ben.
E poi Sean, inventore incompreso, che ha del nerdismo l’essere incompreso.
E questo naturalmente pertiene al drama.
Ma cosa c’è del genio JJ in Felicity?
Bhe:

  1. l’uso degli strumenti di audio-video registrazione come tecnologie di confessione (il registratore a cui Felicity si confessa e le riprese video che cominciano a diventare sempre più assidue dalla terza stagione).
  2. una puntata semi-sci-fi che gioca con il salto nel tempo, la follia, il bivio narrativo-esistenziale.
  3. ma soprattutto: una puntata totalmente surreale ambientata nella scatola di Megan. Una scatola che compare dalle prime puntata e che rimane un indizio inesploso/inesplorato fino ad un salto nel tempo (gli anni 50 in b/n) e in un’altra dimensione (la scatola): da rivedere.

Nip/Tuck goes to LA

Maggio 15, 2008 by agnesevellar

Nip/Tuck è stato medical drama (d’ambientazione) tendente decisamente al thriller. Poi finisce la quarta stagione e si trasferisce da Miami a Los Angeles. Durante la pausa la produzione deve avere ben studiato l’orientamento dei gusti del proprio target. Così dalla 5×01, oltre che un’ambientazione più entertaining (medici sì, ma di un reality show), McNamara e Troy diventano parodie di se stessi. Prima diffidenti/sorridenti nel guardare alla televisione la brutta copia in formato soap opera di un loro collega. Poi derisi loro stessi da un pubblico che in sala è molto entertained dalla virata parodica del medical thriller per eccellenza.

La metafora del coniglio

Maggio 15, 2008 by agnesevellar

Metafora del coniglio nella popcultura (elenco in corso di destrutturazione):

White Rabbit in Alice nel paese della meraviglie di Lewis Carroll

Bianconiglio in Alice nel paese della meraviglie

Bianconiglio in The Matrix (cita Alice, esplicitamente e ripetutamente)

White Rabbit - Jefferson Airplane

coniglio in Donnie Darko (2001).

Fan Community @ Telefilm Festival

Maggio 14, 2008 by agnesevellar

Dei telefilm si è sempre parlato, tra i banchi di scuola [io no: perchè mammà diceva che I ragazzi della terza C non son cose educative, ma questa è un'altra storia].
Or ora che si espande la rete [s'intende: l'accesso alla banda larga da parte di -quasi- tutti quelli che frequentano i banchi di scuola, o le scrivanie dell'azienda] di telefilm si parla anche lì: nelle Fan Community.

Il Telefilm Festival dedica dunque a tali luoghi virtuali di condivisione/rappresentazione sociale un evento apposito, in cui premiare le comunità più seguite ed amate [valutate in base ad un sondaggio indetto da Telefilm Magazine a cui tutti gli internetauti avevano diritto di voto].

Fuori concorso è TeleSimo, in quanto storico luogo di aggregazione dei fanatici di qualunque produzione telefilmica e punto di riferimento informativo. Appllausi, applausi, applausi.

E poi anche grazie, grazie grazie, a Federica Biagini e a ::Italian Subs Addicted:: che regalano rapidissime sottotitolazioni delle serie a stelle e strisce [ma non solo: propone la sfida Daniele Bossari _conduttore_ che vorrebbe sottotitolata un'infinita produzione seriale indiana: unica serialità che, ammette, conosce].

I dieci finalisti invece sono:

  1. Casa Cesaroni
  2. Grey’s Anatomy Italia
  3. Girlmore Girl Italia

Giubilo dunque per I Cesaroni, che, in dieci sul palco, vantano una campagna promozionale di marketing virale (con tanto di newslatter e video su YouTube).

Sul palco anche i sei fanatici dell’amore con il camice bianco (Grey’s Anatomy), che suddividono ruolo e mansioni con diligenza aziendale (chi cura le news, poi il webmaster, poi il collaboratore esterno).
E in terza posizione la solitaria ragazza gilmore (Una mamma per amica) che stupita e felice racconta di come, creato un sito, abbia dovuto trasformarlo in un blog per facilitarne l’aggiornamento visto che informazioni e contatti lo stavano rendendo un’autostrada dell’informazione targata GG.

[reportage da "La guerra dei fan. Premiazione del fan club del cuore 2008." Incontro con i finalistidel sondaggio e cerimonia di premiazione dei fan clun più agguerriti. In Telefilm Festival, 7-11 maggio 2008, Milano:Apollo Spazio Cinema]

Celeb fuori fuoco

Maggio 12, 2008 by agnesevellar

Nessuno vuole i cimeli delle teen celebrity transoceaniche [Lighton Meester e Chace Crawford, due degli attori principali di Gossip Girl].
Nessuno prende sul serio la storia d’amore.

L’interesse è nello svelare i retroscena [del sistema produttivo].
[es: "puoi tenere i vestiti che usi sul set?"]
Il divertimento è nella domanda inapproppriata [fatta indossando una maschera da king kong].
[es: "so che vivi da solo, posso fare la tua donna delle pulizie?"]

GeekII@TF2008

L’interesse è nell’analizzare i meccanismi [del successo]
[es: "se non ci fosse stato lo sciopero degli sceneggiatori, la serie avrebbe comunque avuto successo?"]
Il divertimento è nel deridere l’incompetenza [del traduttore o del fan disinformato]
[es: il traduttore confonde Blair con Serena]
[es: "ci sarà una seconda serie?": certo che sì, lo hanno scritto in tutti i blog]

GeekI@F2008

::i fan dei teen drama siamo noi ex-teen::
dove? dove? sono finiti gli adolescenti scatenati? dove? dove?

ExTeenIII@TF2008

[reportage dall'Evento Gossip Girl. Incontro con le star del teen drama rivelazione della stagione Lighton Meester (Blair) e Chace Crawford (Nate). In Telefilm Festival, 7-11 maggio 2008, Milano:Apollo Spazio Cinema]

I pastelli filosofici di Zero il robot

Maggio 10, 2008 by agnesevellar

Oggi mi sono scontrata con il mio libro preferito di sempre.
Sapevo che esisteva. O che qualcuno lo avrebbe, prima o poi, fatto esistere.
Aldo Nove e Maria Tassi lo hanno creato. I tipi di Bompiani lo hanno pubblicato.
Zero il robot è una favola illustrata che parla dei misteri dell’universo attraverso la poesia.
In quanto favola illustrata potrebbe essere collocato nello scaffale 8-12.
Un libraio accorto, tuttavia, potrebbe addirittura riporlo nello scaffale scienza e tecnologia.
O nello scaffale filosofia.
Perchè come la filosofia ci parla di cosa più grandi di noi (l’universo e l’esistenza).
Perchè come la scienza di spiega cose più piccole di noi (le amebe).
Ma a differenza della scienza e della filosofia, racconta universi e amebe
attraverso evocazioni poetiche e immagini pastellate.
Dimostrando quanto i pastelli possano suggerire pensieri degni di filosofi e scienziati.
[Nove Aldo, Tassi Maria F. (2008). Zero il robot, Milano: Bompiani, asSaggi.]

audiTele e voti contro

Maggio 8, 2008 by agnesevellar

Alla presenza di broadcaster, produttori e sceneggiatori,

mi siedo in terza fila con la chiara e unica intenzione di trovare marito

(come consigliava il nostro presidente dello sconsiglio).

Poi la provocazione è troppa e,

tra Giorgio Gori che dice: l’audiTele dice che i serial (e Lost) non sono un successo.

tra Alessandro Ippolito che dice: avete il potere: date il voto contro a ciò che non vi piace spegnendo la tv.

io domando loro: ma se il voto noi lo si dà, poi chi lo conteggia? certo non l’audiTele!

Gori risponde: esistono sicuramente altri sistemi, monitorare le risposte del pubblico sul web ad esempio: ma la nostra tivì sull’auditel è fondata, e i cambiamenti sono processi lenti.

ah bhe: si potrebbe però cominciare a non affermare che le serie USA non sono un successo perchè lo dice l’audiTele.

[cronaca dal "Telefilm Workshop. Riflessioni su uno dei generi che dominano i palinsesti televisivi negli ultimi anni", 8 maggio 2008. In Telefilm Festival, 7-11 maggio 2008, Milano:Apollo spazioCinema]

esse est percipi: l’ha detto anche giancaldo

Maggio 7, 2008 by agnesevellar

esse est percipi = l’essere consiste nell’essere percepito, ribadisce cacciari _filosofo_ confrontandosi con lerner _giornalista_ nell’arena infedele

[dove si parla di: perchè a verona c'è violenza? ]

esse est percipi = il calore consiste nell’essere percepito, suggerisce giancarlo _tecnico della caldaia_ con me _cliente_ nel domestico fidelizzato

[dove si parla di: perchè la caldaia non funziona?]

cacciari e giancaldo dicono che è una questione di percezione:

se fuori fa freddo, la caldaia non scalda.

se dentro c’è violenza, il problema arriva da fuori.

Un loft grande un mondo, un’Interview lunga un film

Maggio 7, 2008 by agnesevellar

Interview è un racconto intimista. Un dialogo lungo un film che, partendo dal pretesto di un’intervista, mette a nudo due vite rinchiudendole in un appartamento di New York. Le vite di Pierre, un giornalista politico interpretato da Steve Buscemi (anche regista) e di Katya, un’attrice di soap opera, una starlette, incarnata da Sienna Miller. Due volti che diventano, nel corso del film, le due facce del sistema dei media: il giornalista è “l’informazione”, che si occupa delle faccende serie di politica e la starlette è “l’intrattenimento”, che si diletta con le facezie romantiche dei personaggi di una soap. Due forme di comunicazione che, barricate in un loft, sovrappongono le proprie voci: Pierre, impegnato in una telefonata a Washington, è disturbato dalla starlette che ascolta se stessa recitare in tv. Due volumi mediali che si pongono in conflitto fin dall’inizio del film, quando lei arriva in ritardo al ristorante in cui hanno appuntamento per un’intervista. Il ritardo è inconsciamente studiato per destare attenzione e invocare attrazione. Ma il tentativo fallisce, perché il giornalista è indifferente, non si fa attrarre, pensa alle “cose importanti”. Il conflitto nasce dal fatto che la starlette si sente “cosa importante” e lo dimostra concludendo l’intervista e autografando un iPod.

Il dialogo, dal tavolo pubblico di un ristorante, si sposta quindi in un loft e diventa più intimo. Dallo scontro i personaggi passano alle domande, suscitate dalla sfida di scoprire l’altro e mascherare se stessi. Domande bizzarre (“Do you like Fish Net Stockings, Pierre?” “Ti piacciono le calze a rete, Pierre?”) o banali (“Are you good at seducing man?) che portano a risposte rivelatorie. Alla domanda: “What makes a man attractive?” (“Cosa rende un uomo attraente?”), Katya risponde: “Scarf” (“Le cicatrici”). Cicatrici che nel proseguire entrambi vantano di avere, fingono di nascondere, giocano a scoprire. In quel loft Pierre e Katya tentano anche di scoparsi, ma non succede, perché lui non scopa le celebrity (”I don’t fuck celebrities”) e lei non scopa i signor nessuno (”I don’t fuck nobodies”).

L’intervista prosegue fino ad un divertito finale. Un finale che gioca a insinuare dubbi sul rapporto tra il volto pubblico, che si può trovare su Internet (“You can google me”, “Puoi cercarmi su Google”) e il volto privato, tra l’immagine mostrata ad una videocamere e i pensieri impressi in un diario. Un film non scontato che vale la pena di essere visto anche solo per la Miller che ci viene presentata un poco sfatta eppure attraentissima. Una Miller che, come in Alfie di Carles Shyer (2004) e in Factory Girl di George Hickenlooper (2006), si cimenta nella costruzione di un personaggio sempre in bilico tra l’ascesa e la disfatta. Sienna Miller, nei suoi film, si cala nel ruolo della starlette che prima dell’arrivo del giorno è già sulla via del tramonto. Una parte che le attrici della sua generazione interpretano molto spesso anche nel quotidiano, come viene narrato dalla cronaca giornalistica, dai media dediti all’informazione.

Interview costruisce dunque un discorso sul rapporto e lo scontro tra informazione ed intrattenimento usando due volti e due sguardi. I volti sono quelli dei due attori, che interpretano anche in parte se stessi: la Miller che, da attrice, si occupa di intrattenimento e Buscemi che, da regista indi, si occupa di “cose importanti”. I due sguardi invece sono quelli della macchina da presa che il regista Buscemi dirige sul set e della videocamera che i personaggi usano per intervistarsi. Interview è dunque un vortice di punti di vista, che si presenta come un film intimista, una storia privata. Ma è un intimismo che viene fatto esplodere fino a coinvolgere lo spettatore in un discorso che parla dell’oggi e di come l’informazione - in cerca di verità - e l’intrattenimento - in cerca di finzione - giochino, da dietro le quinte, a invertirsi le parti.

Interview [USA, 2007] di Steve Buscemi, con Steve Buscemi e Sienna Miller.